Ceprano (Fr) - Da svariati giorni, in prossimità dell’elezioni provinciale, i cepranesi si ritrovano nei bar o nel centro della piazza a commentare i volantini che durante la notte vengono sparsi sul territorio da ignoti. Volantini nei quali vengono riportati storie di corruzione , abusi e altro ancora, a carico di assessori della giunta attuale e degli oppositori. Una campagna elettorale carica di insulti che getta i politicanti in un’immagine poco dignitosa. Difatti, da quello che si apprende recandosi al comune, alcuni dipendenti pubblici, sono stati degradati dal ruolo che per anni avevano ricoperto ed è evidente che l’intero sistema amministrativo è in bilico.
Una mia lettera a striscia la notizia.
Vorrei segnalare alla vostra autorevole attenzione uno dei casi catalogati (termine appropriato) nell’imbuto della cattiva gestione pubblica a carico del signor Russo Renato, tuttora primo cittadino presso il comune di Ceprano (Fr) nel quale il sottoscritto ha residenza. A seguito di un’indagine giornalistica da me condotta, e voluta dalla collettività cepranese, sono emersi illeciti amministrativi di spessore giuridico “interessanti”. Intendo proseguire con ordine, onde evitare dispersioni inutili. In qualità di presidente del comitato civico, ben ramificato sul territorio e fermo nell’ottemperare all’intendo, mi sono prestato ad “indagare” su talune assunzioni presso enti pubblici del paese; scuole - biblioteca- presidio ospedaliero “Ferrari” e quant’altro. Assunzioni la cui matrice è senza alcun dubbio di carattere “amicale” ossia, favoritismo (abuso di ufficio). Trovo necessario annotare una puntualizzazione, affinché abbiate un quadro pressoché omogeneo a cui far riferimento, qualora decideste di esaminare il caso al fine di un’eventuale chiarimento. Sono in possesso di esposti verbali rilasciati presso il comando della guardia di finanza della locale stazione, e trasmessi, come burocrazia prevede, al palazzo di giustizia di Frosinone, nei quali, viene sottolineato in più versi, il reato di abuso di ufficio. Reato penale. Dunque: dopo aver esposto regolare denunzia, tutte le persone a loro tempo assunte, vengono improvvisamente licenziate, senza un’adeguata e lecita retribuzione, il che mi ha indotto ad approfondire, laddove sapevo di trovare altre mancanze, sia in merito al contratto di lavoro che normalmente bisogna stipulare all’inizio, nonché il metodo di valutazione delle assunzioni stesse. A quale criteri si è fatto fede? Essendo soldi pubblici, doveva essere organizzato un regolare bando? Perché il presidente dell’unione dei comuni, il signor Antonio Salvati, sindaco del paese di San Giovanni Incarico e diretto responsabile dell’associazione in questione, mi ha invitato ad un chiarimento nel suo ufficio e firmato carte in cui si dissocia ampiamente da ogni responsabilità del caso? Perché le indagini risultano essere in una fase di stallo? Perché il sindaco Russo permane indisturbato sul “trono” e continua nell’onorato lavoro di “salvatore”dei ricchi? Perché gli atti relativi ai lavori pubblici mi sono stati negati? Perché mancano all’appello denari pubblici sul bilancio comunale? Perché le parcelle dei progettisti non vengono esposte come decreto chiede nella bacheca? Perché devo tacere dinanzi a questo scempio che non ha confini né misure? Devo temere che la mia immagine possa subire sgretolamenti e infangarsi di chissà quale etichetta di scomodo? Ah no! Vado avanti, con determinazione , senza indulgenza, voglio che i cittadini ( vere vittime del caso, come sempre accade) abbiano la loro luce, e possano risalire le correnti contrarie di un’amministrazione indegna di guidare il paese. Scusate se ho manifestato in questa lettera uno sfogo personale sulla questione. Sono due anni e nessuna istituzione di competenza si è degnata di rispondere , o quanto meno, di sollecitare un membro del comitato. Non pretendo di essere preso in considerazione, ma lasciate che rinnovi la mia stima nei confronti della redazione. Sono disponibili video di intervista a persone impiegate nei settori sopracitati ancora in attesa di retribuzione.
Giovanni Piccirilli
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