
Sta bene, ha già chiamato la moglie
Eugenio Vagni, l'operatore della Croce Rossa Internazionale ostaggio da sei mesi dei ribelli di Abu Sayaf nelle Filippine, è stato liberato. Lo ha reso noto un portavoce della stessa Croce Rossa. E' stato portato in una caserma dei Marines filippini, quindi in ospedale per dei controlli. Vagni ha potuto telefonare alle autorità italiane, poi ha chiamato la moglie filippina. L'ex ostaggio è apparso debole, ma in buone condizioni di salute.
Dopo quasi 6 mesi torna libero Eugenio Vagni, volontario della Croce rossa internazionale, originario di Montevarchi in provincia di Arezzo. Era stato rapito sull'isola di Jolo il 15 gennaio insieme a due colleghi, la filippina Mary Jean Lacaba e lo svizzero Andreas Notter, liberati rispettivamente il 2 e il 18 aprile.Frattini: "Grande soddisfazione"Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha confermato la notizia esprimendo profonda soddisfazione, e manifestando la propria gratitudine alle autorita' filippine per il loro operato, come si legge in un comunicato della Farnesina. "Ho fatto presente al ministro degli Interni delle Filippine che ritenevamo pericoloso in quelle condizioni effettuare un blitz che non c'è stato neanche per la liberazione degli altri ostaggi", ha rivelato il titolare della Farnesina al Tg1.La gioia di Quirinale e VaticanoIl Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la notizia dell'avvenuta liberazione di Vagni, ha espresso, in una nota, "viva soddisfazione e ha ringraziato le autorità filippine, la Croce rossa internazionale, l'Unità di crisi e le strutture della Farnesina e quanti si sono prodigati per la positiva conclusione della vicenda". "Gioia e soddisfazione" arrivano anche dal Vaticano nelle parole del portavoce Federico Lombardi.Croce Rossa: "Nessun riscatto" Dopo la sua liberazione, Eugenio Vagni è stato portato in una caserma dei Marines filippini da un politico locale che aveva mediato con i guerriglieri. Lo ha riferito il capo della Croce Rossa delle Filippine, Richard Gordon. "E' molto debole", ha aggiunto Gordon precisando che non è stato pagato alcun riscatto. "Sono raggiante, finalmente la sua odissea e' finita". Secondo i media filippini, la liberazione è arrivata dopo che i militari hanno accettato di liberare due mogli e i figli di un alto dirigente del gruppo ribelle islamico di Abu Sayyaf nell'isola di Jolo, che erano stati arrestati martedi' scorso.La chiamata alla moglie: "Sto bene"Vagni sta bene e ha potuto chiamare la moglie filippina Khwanruean Phungket che vive ad Arezzo e che da un mese è tornata nel Paese asiatico insieme ai due figli per seguire da vicino le ricerche. Lo hanno riferito fonti diplomatiche italiane nelle Filippine. Al telefono, il volontario toscano della Croce Rossa internazionale ha detto di sentirsi bene e aveva una voce sicura e che non mostarva segni di sofferenza, hanno riferito le stese fonti. Il fratello: "E' la fine di un incubo"La liberazione di Eugenio Vagni "è la fine di un incubo". Così Francesco Vagni, il fratello, commenta la liberazione del cooperante della Croce rossa. I due fratelli si erano sentiti per l'ultima volta lo scorso 26 giugno ed Eugenio "non era in condizioni buone di salute", ha detto Francesco riferendosi all'ernia di cui soffriva il volontario.Trasferito in ospedale per controlli Vagni è stato trasferito in un ospedale di Zamboanga per una serie di controlli medici. Lo ha riferito un portavoce militare. Il volontario soffre di ipertensione ed ernia e dopo i 178 giorni di prigionia nella giungla è apparso dimagrito e provato. "Sta sorprendentemente bene considerando il numero di giorni che ha trascorso prigioniero", ha commentato la portavoce della Croce Rossa internazionale, Anastasia Isyuk.
Fonte - Tgcom